Baviera, tra paura e rabbia

Baviera, tra paura e rabbia

Baviera: oggi nell’aria aleggiano  paura e rabbia

Sono stata in centro a Landshut, stamattina. In una bella giornata estiva come quella di oggi la Altstadt dovrebbe essere piena di gente  seduta ai tavolini dei caffè. E io avrei dovuto mettermi in coda da Mareis per un bretzel al burro e un pessimo caffè, maledicendo il fatto che riesco sempre ad arrivare in centro quando  sono già tutti  accaparrati i posti con vista su St. Martin e sui variopinti palazzi rinascimentali che costeggiano “una delle più belle strade della Germania”, come l’ha definita Fodor’s.

Ma oggi di posto ce n’era in abbondanza per chi voleva godere di tale bellezza. La Altstadt era semivuota. Nei negozi pochissime persone, nessuna coda da fare nè da Mareis nè da quel gioielliere della gastronomia che è Stegfellner ( a proposito, se qualche volonteroso produttore di prosciutti volesse spiegare alle zelanti commesse al bancone che gli affettati ,dopo essere appunto affettati, non devono essere schiacciati  fino a ridurli una sogliola, farebbe un piacere all’umanità).

Tra passanti ci si scrutava, forse per essere sicuri di chi passa accanto a noi.  O forse per leggerci quello che avevamo dentro. Con tutto quello che è successo negli ultimi giorni in Baviera, non si sa mai. Le poche chiacchiere che ho potuto fare sono finite tutte sullo stesso tema: gli attentati che hanno colpito la Baviera negli ultimi giorni. E il sentimento comune è sempre lo stesso: paura, rabbia, per lo più abbinate: paura e rabbia.

Difficile non condividere  queste sensazioni. Difficile non ritrovarsi a  pensare che d’ora in avanti per andare a Monaco forse è meglio che non prenda il treno ma che ci vada in macchina, che a Monaco dovrei evitare la metropolitana, magari anche gli autobus e i tram. A piedi che fa anche bene. Ma è anche meglio non circolare per Marienplatz nelle ore in cui è più affollata (cioè sempre), e stare lontani anche da Stachus e da Odeonsplatz.  Volevo farmi un bel giro al Deutsche Museum? Meglio evitarlo. E tutti i festival estivi, i magnifici concerti all’aperto in giro per la Baviera? Meglio starne lontani. Forse dovrei rinunciare anche all’idea di andare a sentire lo Jedermann in piazza a Salisburgo. La paura e la rabbia stanno prendendo il sopravvento. Su di me come su tanti altri in Baviera.

Non vorrei più ritrovarmi a vivere serate come quella di sabato, bloccata  nell’appartamento di mio figlio con  elicotteri che giravano sulla testa e sirene di polizia e ambulanze a riempire l’aria. Non vorrei  più  dover  twittare minuto per minuto quello che stava succedendo ad uso dei lettori di un giornale, a scrivere pezzi come quello che ho scritto per Il Tirreno, o a rispondere alle chiamate di radio e tv per raccontare il clima e le sensazioni. Al Corriere di Como vorrei raccontare solo la bellezza di vivere in Baviera, l’amore dei bavaresi per il Comersee,  non la paura e della rabbia che stanno cambiando le nostre abitudini.

Per ora l’unica certezza è l’acquazzone estivo che sta chiudendo questa giornata. Il bello della Baviera è anche questo: in estate  puoi star tranquillo che prima o poi arriva un diluvio ad annaffiare il giardino. Non c’è nulla da temere per questo.

Articolo che racconta le impressioni di due giornaliste italiane a Monaco di Baviera

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